In Italia, la plusvalenza immobiliare è il profitto realizzato dalla vendita di un immobile a un prezzo superiore al suo costo di acquisto.
La plusvalenza immobiliare è tassata in base al reddito di chi la realizza. Se la plusvalenza è realizzata da un privato, è soggetta all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Se la plusvalenza è realizzata da un’impresa, è soggetta all’imposta sul reddito delle società (IRES).
Calcolo della plusvalenza immobiliare
La plusvalenza immobiliare si calcola sottraendo dal prezzo di vendita dell’immobile il suo costo di acquisto, al netto delle spese sostenute per la vendita.
Ad esempio, se un immobile è stato acquistato per 100.000 euro e venduto per 150.000 euro, la plusvalenza è pari a 50.000 euro.
Tassazione della plusvalenza immobiliare
La tassazione della plusvalenza immobiliare dipende dalla destinazione dell’immobile e dalla durata del possesso.
Immobili a destinazione abitativa
La plusvalenza è tassata con le seguenti aliquote:
- 30% se l’immobile è stato posseduto per meno di 5 anni.
- 20% se l’immobile è stato posseduto per almeno 5 anni e meno di 10 anni.
- 10% se l’immobile è stato posseduto per almeno 10 anni.
Immobili a destinazione diversa da abitativa
Per gli immobili a destinazione diversa da abitativa, la plusvalenza è tassata con l’aliquota del 26%.
Immobili posseduti da imprese
Per gli immobili posseduti da imprese, la plusvalenza è soggetta all’IRES.
Immobili posseduti da persone fisiche non residenti
Per le persone fisiche non residenti, la plusvalenza immobiliare è soggetta a un’imposta sostitutiva del 26%.
Regime di tassazione sostitutiva
All’atto della vendita di un immobile, è possibile optare per il regime di tassazione sostitutiva. In questo caso, la plusvalenza è tassata con un’aliquota del 26%, indipendentemente dalla destinazione dell’immobile e dalla durata del possesso.
L’opzione per la tassazione sostitutiva deve essere esercitata dal venditore, al momento della stipula dell’atto notarile di vendita.




